giovedì 19 marzo 2015

Questionario III B ENO . L’autunno del Medioevo; approfondimenti di storia materiale. Interrogazione di recupero (insufficienze del primo quadrimestre)


1.     Spiegate in che senso il concetto di “nazione” è una costruzione culturale: ampliate la riflessione parlando delle etnie e nazioni europee.

2.     Qual è la particolarità della Confederazione svizzera, alla base della coesione dello Stato.

3.     Come nacque l’identità nazionale spagnola?

4.     A parte il caso spagnolo, potete ricordare, nella storia, altri casi di “uso politico della religione”?

5.     Spiegate le cause della “Guerra dei Cento Anni”.

6.     Spiegate, separatamente, le fasi della Guerra dei  Cento Anni: non nel dettaglio, ma nei gangli essenziali.

7.     Approfondite, ed esponete, la storia  delle quattro invenzioni: la stampa, la carta, la bussola, la polvere da sparo, esaurientemente trattate nel vostro libro di testo.

8.     Spiegate come si arriva alla prevalenza degli Absburgo nella guida del Sacro romano impero germanico.

9.     Riassumete le condizioni per le quali l’impero bizantino tramontò, a favore di quello ottomano.

10.  Riassumete gli aspetti fondamentali della prima lezione PPT “Gastronomia e scienza dietetica nell’Ancien Régime”.

11. Riassumete gli aspetti essenziali della seconda lezione in PPT “ Spezie e bevande, lusso e potere”.

martedì 20 gennaio 2015

Compito in classe - Il saggio breve - IV D ENO "Siamo quel che mangiamo?"

Il compito proponeva traccia e testi nella scelta effettuata dal Ministero dell'Istruzione per la prima prova scritta (  della maturità 2011. Qui di seguito ricordiamo i DOCUMENTI SCRITTO TIP: B AMBITO SOCIO_ECONOMICO. (sito www.istruzione.it)


DOCUMENTI

«Mercoledì 17 novembre 2010. La quinta sessione del Comitato Intergovernativo dell’UNESCO [...] ha iscritto la Dieta Mediterranea nella prestigiosa lista (sc. del patrimonio culturale immateriale dell’umanità). [...] La Dieta Mediterranea rappresenta un insieme di competenze, conoscenze, pratiche e tradizioni che vanno dal paesaggio alla tavola, includendo le colture, la raccolta, la pesca, la conservazione, la trasformazione, la preparazione e, in particolare, il consumo di cibo. La Dieta Mediterranea è caratterizzata da un modello nutrizionale rimasto costante nel tempo e nello spazio, costituito principalmente da olio di oliva, cereali, frutta fresca o secca, e verdure, una moderata quantità di pesce, latticini e carne, e molti condimenti e spezie, il tutto accompagnato da vino o infusi, sempre in rispetto delle tradizioni di ogni comunità. Tuttavia, la Dieta Mediterranea (dal greco diaita, o stile di vita) è molto più che un semplice alimento. Essa promuove l’interazione sociale, poiché il pasto in comune è alla base dei costumi sociali e delle festività condivise da una data comunità, e ha dato luogo a un notevole corpus di conoscenze, canzoni, massime, racconti e leggende. La Dieta si fonda nel rispetto per il territorio e la biodiversità, e garantisce la conservazione e lo sviluppo delle attività tradizionali e dei mestieri collegati alla pesca e all’agricoltura nelle comunità del Mediterraneo.»
CNI-UNESCO, La Dieta Mediterranea è patrimonio immateriale dell’Umanità, www.unesco.it

«La politica alimentare [...] si deve basare sul concetto che l’energia primaria della vita è il cibo. Se il cibo è energia allora dobbiamo prendere atto che l’attuale sistema di produzione alimentare è fallimentare. [...] Il vero problema è che da un lato c’è una visione centralizzata dell’agricoltura, fatta di monoculture e allevamenti intensivi altamente insostenibili, e dall’altro è stata completamente rifiutata la logica olistica, che dovrebbe essere innata in agricoltura, per sposare logiche meccaniciste e riduzioniste. Una visione meccanicista finisce con il ridurre il valore del cibo a una mera commodity, una semplice merce. È per questo che per quanto riguarda il cibo abbiamo ormai perso la percezione della differenza tra valore e prezzo: facciamo tutti molta attenzione a quanto costa, ma non più al suo profondo significato. [...] Scambiare il prezzo del cibo con il suo valore ci ha distrutto l’anima. Se il cibo è una merce non importa se lo sprechiamo. In una società consumistica tutto si butta e tutto si può sostituire, anzi, si deve sostituire. Ma il cibo non funziona così.»
Carlo PETRINI in Petrini-Rifkin. Il nuovo patto per la natura, “la Repubblica” - 9 giugno 2010
«Mangiare mentre si legge la posta, si gioca o si lavora al pc può avere serie conseguenze sulla nostra forma fisica. [...] Secondo quanto riportato dalla rivista American Journal of Clinical Nutrition, chi mangia svolgendo altre attività, sia questa navigare in internet o sui profili degli amici su Facebook, è più propenso ad esagerare con le quantità in quanto non ha il senso delle calorie che sta realmente introducendo e inoltre ha più voglia di dolci. [...] Quindi nonostante sia costume sempre più diffuso quello di mangiare rimanendo “connessi” col mondo intorno a noi, per chi ci tiene a non mettere su chili di troppo, meglio evitare le distrazioni durante i pasti e focalizzare l’attenzione su quello che si sta consumando.»
Adele SARNO, Otto ore seduti? Il cuore rischia doppio. Arriva l’auto-test per la prevenzione, “la Repubblica” – 1 aprile 2011

La politica alimentare [...] si deve basare sul concetto che l’energia primaria della vita è il cibo. Se il cibo è energia allora dobbiamo prendere atto che l’attuale sistema di produzione alimentare è fallimentare. [...] Il vero problema è che da un lato c’è una visione centralizzata dell’agricoltura, fatta di monoculture e allevamenti intensivi altamente insostenibili, e dall’altro è stata completamente rifiutata la logica olistica, che dovrebbe essere innata in agricoltura, per sposare logiche meccaniciste e riduzioniste. Una visione meccanicista finisce con il ridurre il valore del cibo a una mera commodity, una semplice merce. È per questo che per quanto riguarda il cibo abbiamo ormai perso la percezione della differenza tra valore e prezzo: facciamo tutti molta attenzione a quanto costa, ma non più al suo profondo significato. [...] Scambiare il prezzo del cibo con il suo valore ci ha distrutto l’anima. Se il cibo è una merce non importa se lo sprechiamo. In una società consumistica tutto si butta e tutto si può sostituire, anzi, si deve sostituire. Ma il cibo non funziona così.»
Carlo PETRINI in Petrini-Rifkin. Il nuovo patto per la natura, “la Repubblica” - 9 giugno 2010


«“Le evidenze scientifiche pubblicate nell’ultimo anno non lasciano dubbi - dice Massimo Volpe, presidente della
Siprec (Società Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare) - la vita sedentaria è un rischio per il cuore. Se a
questo si aggiunge che spesso si mangia male, il quadro generale peggiora. Commettiamo troppi peccati di gola,
trascuriamo la dieta mediterranea e gli alimenti cardine di una sana alimentazione. Pochissimi sanno davvero
giudicare la salubrità di un alimento, molti si nutrono in modo disorganizzato”. Il 95 per cento, continua l’esperto,
dichiara che il pranzo è il pasto più importante, ma poi l’80 per cento sceglie una pasta molto condita
accompagnata dal pane. Un italiano su due mangia carne magra, ma c’è un buon 20 per cento che sceglie carni
grasse più volte alla settimana; il 45 per cento consuma formaggi come minimo tre volte alla settimana. Uno su tre,
poi, mangia pesce appena una volta alla settimana, mentre andrebbe consumato almeno due, tre volte. “Dobbiamo
modificare le nostre abitudini - dice il cardiologo - e renderci conto che la salute del cuore si costruisce mattone
dopo mattone, proprio come una casa. Sia il medico che il paziente possono imparare a fare prevenzione”.»


Silvia MAGLIONI, Mangiare davanti al computer fa male alla linea, www.leonardo.it


Questo lo svolgimento da me proposto.

"Siamo quel che mangiamo?"

I testi proposti per la riflessione sulla domanda – tanto centrale da essere anche la chiave del noto  pensiero filosofico di Feuerbach – pongono l’attenzione sul decadimento fisico proprio delle persone che mangiano male: distratte, golose, incoerenti, sole. I testi sottolineano molti aspetti malati della società odierna, quali la dipendenza dalla rete – al punto che non si mangia più a tavola ma chattando o lavorando al pc - un’alimentazione grassa e zuccherina, una spesa incoerente e distratta per risparmiare il tempo che sembra non bastare mai e, infine, la scomparsa della convivialità. Tutti questi aspetti sono alla base del mangiare male che significa, come vuole alludere la domanda capitale, vivere male.

Se questi sono i risultati di un cambiamento della vita tanto radicale e negativa – sono vistosamente aumentate le malattie cardiovascolari e l’obesità – è bene riflettere sullo stile di vita, noto come Dieta mediterranea , che ha caratterizzato la nostra società e quella dei popoli nostri cugini geografici in modo talmente importante e costruttivo da essere incluso nel 2010 dall’Unesco tra i patrimoni immateriali dell’Umanità.
Se riflettiamo attentamente, l’area del Mediterraneo, sul quale si affacciano Italia, Grecia, Turchia, Spagna, Francia ma anche il Nordafrica, è caratterizzata da una cucina ricca di verdure e spezie, di cereali preparati e conditi in mille modi diversi, da moltissime pietanze di pesce, di specie diverse, di tanti tipi di formaggi – anche se prevalentemente ovini – e da molte carni. Il principe dei condimenti è l’olio d’oliva e il pane è stato talmente centrale in questa dieta che tutto quello che si mangia è definito “companatico”: una volta si mangiava molto pane e poco del resto, che veniva scelto con cura proprio per accompagnare il pane. Ch fosse pane lievitato o azzimo, poco importa. Esso era la base, letteralmente “il piatto” su cui si posava il companatico.
Ebbene: è solo un caso se le civiltà più fantasiose e prolifiche di arti, tecnologia, scienza – in una parola, pensiero -  si sono sviluppate proprio nel bacino del Mediterraneo? Possiamo tentare di immaginare un qualche nesso tra un’alimentazione tanto ricca e varia con lo sviluppo di civiltà così straordinarie?
   Qual è, invece,  la situazione attuale? Carlo Petrini ce lo mostra con chiarezza: nella società contemporanea, in cui il cibo è essenzialmente una merce, l’agricoltura è affrontata con lo scopo di produrre molto, alla svelta, con il massimo guadagno possibile, tra monocolture e metodi intensivi, che hanno, tra l’altro, asservito l’economia di interi Paesi agli interessi e alle speculazioni delle multinazionali del food.
Dell’allevamento, e delle condizioni traumatiche in cui vengono tenuti gli animali destinati all’alimentazione, sappiamo molto (anche se non tutto), e questo, oltre a porre un problema etico, si mostra nella sua folle conseguenza di epidemie gravissime che hanno decimato interi allevamenti con grave pericolo per l’uomo; chi non ricorda “l’influenza suina”, il  “morbo della mucca pazza”, “la peste del pollame”?
Dietro ai fast-food, alle carni a bassissimo prezzo, alla produzione industriale di cibi precotti c’è, oltre ad un giro di affari straordinario, lo smarrimento della logica olistica che, invece, è alla base della dieta mediterranea e del patrimonio di tradizioni, conoscenze, usi che ad essa sono sottesi e che costituivano il nerbo originario della nostra cultura: parola che è strettamente imparentata con “coltura”. La cultura è sorella gemella  dell’alimentazione, come l’agricoltura è nata quasi contemporaneamente al veicolo principe della nostra civiltà occidentale: la scrittura.
Quali sono gli esiti di questa scellerata cecità? Di questo oblio della storia che c’è dietro ad ogni vivanda? Di questa scientifica distruzione della varietà, di questo affrettarsi schizofrenico al supermercato per poi sprecare tempo in un ozio improduttivo?
Primo risultato: malattie, obesità, solitudine. Altro risultato: una società disintegrata nei rapporti umani, incapace di socializzare e di integrarsi se non attraverso la tecnologia – come si spiega, altrimenti, lo straordinario successo dei social network? Ulteriore risultato: una globalizzazione del gusto che, se ci permette di scegliere ovunque cibi esotici, ci ha allontanato dalla percezione primaria, ed ha fatto letteralmente scomparire dalle coltivazioni migliaia di specie vegetali. Altrove abbiamo ragionato sui frutti e abbiamo constatato che, se ai tempi di Luigi XIV esistevano cinquecento tipi diversi di pere, oggi ne conosciamo sì e no una decina. 
Dieta (Diàita) in greco significa “stile di vita”: un termine che ha infinite e profonde connessioni con il mangiare, perché è attraverso il cibo che  gli esseri viventi acquistano energia, per il corpo e, secondo la dimensione olistica chiave della riflessione richiesta, energia per la mente. Il cibo deve ritornare ad essere considerato in relazione al territorio e alle attività umane che lo producono, perché vi sia un’inversione di tendenza positiva.  In questo il nostro Paese, patria indiscussa del buon cibo e di uno stile di vita tanto prezioso da costituire pe sé stesso un marchio, può costituire un punto di riferimento ed un volano di ripresa economica.
Sarà un caso se l’Expo di Milano è  stata dedicata  al cibo? E che il nome di Carlo Petrini, patron fondatore di Slow Food è stato pronunciato tra coloro i quali potrebbero salire al Quirinale?
Spero, come studente della prestigiosa scuola alberghiera Saffi di Firenze, e come futuro chef, di essere anche io un componente – e,  me lo  auguro, forse un protagonista – della svolta culturale da imprimere all’alimentazione di un mondo  e di un Paese che vuole essere migliore, nel piatto e nell’anima.

Paola Corrias


venerdì 9 gennaio 2015

Questionario n. 2 di Storia - III B ENO - dal sec. XI alla Crisi del Trecento in Occidente.


Verifica di storia III B ENO – Questionario n. 2

Per preparare un’interrogazione orale di storia veramente formativa occorre predisporsi con serenità ad essa: mille sono gli approcci possibili, offerti dai nostri ottimi libri di testo! Potete affrontare le tematiche richieste attraverso i testi, le mappe concettuali, le opere d’arte figurativa od altre forme d’arte: in sostanza dovete dimostrare di avere compreso nel concetto quanto richiesto ed esporlo in modo semplice ma corretto.
Per questo vi consiglio di lavorare con un collega o con un registratore, in modo da controllare, integrandola, la vostra personale esposizione.

L’interrogazione risulterà tanto più brillante quanto più sarete riusciti a collegare gli argomenti, con disinvoltura e capacità di approfondimento. Ciascuno avrà la possibilità di esporre i contenuti di tre domande del questionario: se, dalla prima, sarà in grado di collegare gli argomenti delle altre due, la valutazione sarà più alta perché lo studente avrà dimostrato una propria personale capacità di collegamento.

1.     Il nuovo millennio si apre con le difficoltà nelle quali versa l’Impero bizantino: riassumetele, ed indicate anche in quale modo l’imperatore Alessio I Comneno si propone di superarle.
2.     Quali sono i vantaggi per la Chiesa di Roma, nell’aiutare l’imperatore bizantino?
3.     Quali sono le Crociate che vale la pena ricordare?
4.     Per quale motivo le Crociate hanno questo nome?
5.     Quali furono gli effetti delle Crociate?
6.     Le Repubbliche marinare: una realtà importante che ha facilitato il progresso economico e culturale del nostro Paese. Esponete le caratteristiche di ciascuna ed i motivi dell’affermazione.
7.     La rivoluzione agricola dell’anno Mille: definitene gli elementi principali e le innovazioni tecnologiche ed agricole.
8.     Chiarite il rapporto tra rivoluzione agricola e rinnovamento urbano del sec. XII.
9.     Il Comune: caratteristiche generali e differenze tra Comuni italiani e Comuni d’oltralpe.
10. Una nuova classe sociale: la borghesia. Delineatene in sintesi la storia.
11. Delineate i motivi dello scontro tra i Comuni italiani e l’Impero e i momenti più importanti di tale lotta.
12. Per quale motivo la cultura non è, dal XII sec. in poi, un esclusivo appannaggio della Chiesa? Spiegate, argomentando.
13.  Innocenzo III, l’ultimo papa “universale”: spiegate, argomentando, questa affermazione.
14. Parlate dello scontro tra Bonifacio VIII e Filippo IV il Bello: cause, fatti, conseguenze.
15. Organizzazione del Comune dal XII sec. in poi: podestà, magnati e capitano del popolo, arti. Fate degli esempi di Comune nobiliare e di Comune popolare.
16.  Ritornando con la mente all’uscita didattica in centro, esponete le varie funzioni del Comune ed i luoghi topici della sua vita ricordando le opere vedute.
17.  Cause e conseguenze immediate della Crisi del Trecento.
18.  Esponete cause, fatti e conseguenze della Peste Nera.
19.  Riassumete gli aspetti principali che hanno caratterizzato la riorganizzazione dell’economia dopo la grande crisi.
20. Esponete le cause, i fatti e le conseguenze delle rivolte contadine ed operaie che caratterizzarono la seconda metà del Trecento.

martedì 2 dicembre 2014

Seconda verifica orale di storia - Classi prima H e prima I Saffi - Civiltà mesopotamiche, Egizi, Persiani, Fenici, Ebrei.


Verifica orale di storia, classi Prima H e Prima I –
Questionario n. 2 – (Civiltà del Medio Oriente ed Egizi; Persiani, Fenici ed Ebrei)

Attenzione: la preparazione di questa verifica è complessa. Si consiglia lo svolgimento delle risposte con schemi e mappe e, come supporto allo studio, lo svolgimento degli esercizi sul libro. Utilizzate il registratore per riascoltarvi quando studiate sugli schemi sviluppati.

1.     Esponete le caratteristiche e l’importanza del codice di Hammurabi.
2.     Presentate Hammurabi: chi fu, perché fu importante per la civiltà babilonese.
3.     Cosa si intende per età neobabilonese e quali erano le sue caratteristiche.
4.     L’impero universale degli Assiri: caratteristiche, forza e debolezza (anche la lettura delle pagg. 56-57)
5.     Caratteristiche della civiltà hittita.
6.     Sviluppate una breve ricerca ed esponete, anche riflettendo sugli ultimi paragrafi tratatti, l’importanza e la complessità dei cosiddetti “popoli del mare”.
7.     Caratteri dell’impero persiano.
8.     Spiegate brevemente le caratteristiche di quattro religioni sinteticamente presentate: Zoroastrismo, Induismo, Buddismo, Confucianesimo.
9.     La civiltà dell’Indo e gli Arii.
10. Caratteri della civiltà del Fiume Giallo: dinastie Shang e Chin.
11. Egitto, “dono del Nilo”: perché? Alto e Basso Egitto.
12. Trenta secoli di storia egizia: definite i grandi periodi in cui essa si divide, facendo riferimento alle ragioni dell’alternanza tra regni e periodi intermedi.
13. Il vertice della società: distinzioni tra civiltà mesopotamiche ed egizia (fare riferimento ai rispettivi capi ed agli edifici- simbolo)
14. Caratteri della dominazione degli hyksos.
15. La casta dei sacerdoti e la rivoluzione di Akhenaton.
16. Ramses II e la battaglia di Kadesh.
17. Anno 30 a.C.: la fine dell’impero egizio. (Consigliata la visione del film kolossal “Cleopatra”, con R. Burton e E. Taylor.
18. Caratteri della civiltà egizia: il dominio dell’acqua e della terra.
19. L’importanza dello scriba nella civiltà egizia: caratteri della crittura geroglifica.
20.  La Stele di Rosetta: importanza e caratteristiche.
21. Caratteristiche della religione egizia.
22.  Ragioni dello sviluppo delle opere funerarie nel mondo egizio.
23. Tecnologie e scienza egizia.
24. Caratteri della civiltà fenicia.
25. La scrittura pittografica, ideografica, alfabetica.
26. Testi sacri e documenti storici: studiare la storia ha bisogno di una mentalità laica.
27. Fasi della storia degli Ebrei: da Ur alla Terra di Canaan; dalla terra di Canaan in Egitto; l’Esodo ed il ritorno nella Terra promessa.
28. Fasi della storia degli Ebrei (2): la guerra di Giosuè; i primi tre re; Regno di Israele e Regno di Giuda; la riforma di Giosia.
29. Fasi della storia degli Ebrei (3): La cattività babilonese; il ritorno a Gerusalemme; il Secondo tempio; la diàspora finale dopo il 70 d.C.
30. Monoteismo: caratteri e conseguenze politiche.

domenica 30 novembre 2014

Saggio breve - un esempio. IV D ENO


Laboratorio di lettura e scrittura - IV D ENO -  Il saggio breve
Tema: il rapporto tra scienza e fede (11/XI/2014)

Testi offerti:
-  stralci dal Discorso alla pontificia Accademia delle scienze di Giovanni Paolo II (31 ottobre 1992)
- Scienza e fede, di Galileo Galilei (da Lettere copernicane; lettera a Padre Benedetto castelli, del 21 dicembre 1613)
- L'uomo curioso, di Galileo Galilei (da Il Saggiatore, 1623)
-  La scienza deve essere laica, M. Hack (intervista del 2010)
- Scienza e fede in armonia, A. Zichichi (da Galilei divin uomo, 2001)
- Non può morire un'idea, di I. Fossati (testo della canzone cantautorale)
- Abbi il coraggio di conoscere, di M. L. Spaziani (poesia inedita tratta dal  saggio omonimo, di R.Levi Montalcini, 2004)
- Biografia di Galileo (scritta dall'insegnante)

Punti da trattare (evinti dalla traccia)
- riflessione sul rapporto tra scienza e principio di autorità
- scienza e fede sono inconciliabili? quando?
- è possibile cogliere la volontà di dimostrare che la scienza non si oppone alla fede? in quali documenti?
- in questioni quali l'eutanasia, la fecondazione assistita, l'aborto la Chiesa ha preso posizioni che possono creare conflitto nella coscienza dei credenti. Esprimere parere sul ruolo che la religione deve tenere
- l'umiltà (atteggiamento di apertura che implica la consapevolezza dell'impossibilità di  spiegare tutto) è una caratteristica comune al pensiero laico ed al pensiero religioso?

Svolgimento - seguendo rigorosamente i punti segnati: scrivendo ci si accorge della possibilità di collegarli!

Prima penso al corpo del tema, ossia all'argomentazione nel suo complesso.

Nella lettera a padre Castelli  Galileo Galilei, fondatore della scienza moderna, traccia un confine tra fede e scienza proprio a partire dai testi sacri, ossia dalla Bibbia: il linguaggio dei testi sacri è immaginifico e proprio in quanto tale, anche se la Scrittura non può sbagliare, di certo possono errare alcuni suoi interpreti, che debbono volgere quelle immagini profonde in forma semplice adatta ad essere compresa da tutti. Nella medesima lettera, Galileo si chiede come possa la Scrittura porre limite all'indagine umana intorno alla scienza: come può farlo, se Dio ha dotato l'uomo di sensi e di intelletto e di curiosità? Non è questa una contraddizione? Come può contraddirsi Dio e la sua voce, lasciata all'umanità sotto forma di Scrittura? Del resto, nei sacri testi non si parla mai di astronomia!
Il ragionamento di Galileo fila alla perfezione e, sebbene sia un po' complicata la lingua del Seicento, la sua prosa è luminosa e razionale. Ciò che sorprende è il tono: non affermazioni apodittiche ma domande. Lo stesso spirito curioso si ritrova nella favola che lui stesso compose, intorno alla scoperta dei suoni; ed anche qui, una domanda ed una riflessione, come risposta: « [...] Così, avendo compreso l'origine di molti suoni ma consapevole della propria ignoranza nel comprenderne altri, rifletté, così come io ora rifletto. E' giusto, se non sono capace di spiegarmi il perché di alcuni fenomeni, abbandonare la ricerca di quello stesso perché? Anche se la ragione di ciò che sto cercando è lontana dalla mia capacità di comprenderla, non mi deve essere negata la possibilità di studiarla; d'altronde, la difficoltà di comprendere questo fenomeno, mi scusa per l'incapacità di capirlo fino in fondo».
Da questa riflessione così profonda, così suggestiva - ci pare che Galileo parli a noi, che sia
qui, precipitato nel vortice di spazio-tempo che ci separa da lui quasi quattrocento anni - emerge limpida e solenne, questa dichiarazione di umiltà, e di valore.
 - Anche se non posso capire io devo avere la libertà di studiare; anche se ciò che studio è tanto, troppo difficile per la mia mente, anche se non riuscirò a darmi una risposta per gli interrogativi che sorgono in me, proprio questa difficoltà darà un senso al mio limite, e valore a questo stessa mia limitatezza umana - .
La poesia di M.L. Spaziani richiama proprio i concetti ora espressi: curiosità, desiderio di superare  i limiti umani, coraggio, e vengono ricordati altri eroi dell'azione umana, ossia Ulisse, e Cristoforo Colombo. Galileo è un eroe del pensiero umano, animato dalla scintilla divina: non è forse questo, il senso di ciò che è scritto nella Genesi? Quando Dio prende un po' di terra, la modella la rende viva col suo soffio vitale, divino, non vuole dirci questo?
In effetti questa dichiarazione di Galileo è un atto d'amore e senz'altro di fede nel Creato: è su questa base che si sviluppa il pensiero espresso da A. Zichichi nel suo saggio Galileo, divin uomo, di cui abbiamo letto uno stralcio. Ora, mentre scrivo, si affaccia alla mia mente l'immagine con cui Michelangelo Buonarroti ha voluto rappresentare questa fondamentale scena della genesi, scegliendo proprio il luogo più sacro del tempio della Cristianità: la Cappella Sistina.

Il problema Galileo, tuttavia, e quello della relazione scienza e fede che emerge quando si legga la storia della sua vita, ci si ripropone nella sua complessità quando si vogliano paragonare i due metodi. Con i toni accesi ed appassionati che hanno caratterizzato la lunga e gloriosa vita di M. Hack, celebre astrofisica da poco scomparsa, impegnata fortemente anche nella vita civile, non si può neppure parlare di due rispettivi metodi. Si parli, invece, di metodo per la scienza e di sguardo, per la fede. 
La scienza ha il suo metodo che, per l'appunto, è stato sistematizzato da Galileo Galilei; la fede è un atteggiamento che nasce da un afflato religioso. 
La fede ha le sue domande, «chi?» e «perché?» e la risposta a queste è data: «Dio e la volontà di Dio». La scienza ha la sua domanda, «come?» e la risposta può anche non essere mai trovata ma deve essere cercata, ed in forma sistematica,  ed è diritto di ogni uomo cercare e poter cercare queste risposte, anche e soprattutto perché sono terribilmente difficili.
Hack  ritiene quindi antiscientifico conciliare fede e scienza con le moderne tecnologie per l'osservazione del cosmo, secondo il progetto del Vaticano, per commentare il quale l'astrofisica è stata intervistata. La riflessione religiosa è centrata su Dio: ma Dio è inconoscibile dalla scienza; l'esistenza di Dio non è dimostrabile, è un atto di fede. Acuta e tagliente la riflessione di Hack sul progetto che, invece, è stato accolto con entusiasmo dagli scienziati cattolici, come Zichichi. Se è vero che Galileo nelle sue parole, dimostra un vero e proprio atto d'amore per la Creazione, è vero anche che lo stesso scienziato ha scritto, nel Saggiatore, che Dio ha parlato, nella natura, per mezzo del linguaggio che la natura esprime, ossia il linguaggio matematico. Per le verità di fede, ha parlato altrimenti, con il linguaggio immaginifico cui abbiamo già accennato, nella Sacra Scrittura. Galileo non ha mai contestato l'esistenza di Dio, né la fede che senz'altro lo animava: non l'ha contestata perché la fede non si argomenta. Galileo contestava il principio di autorità, quello per cui la Chiesa rifiutava di accogliere le teorie copernicane perché nella Bibbia c'erano delle frasi che non potevano supporre un sistema diverso da quello geocentrico. Galileo rifiutava un metodo esclusivamente deduttivo, quello per cui il lavoro dell'uomo deve  consistere in una continua, perenne e sublime ricapitolazione di ciò che Aristotele aveva scritto e San Tommaso sistematizzato.
Nel mondo contemporaneo la frizione tra fede e scienza si fa rovente quando si discute attorno ai temi della vita umana. Sulla generazione e sulla fine della vita il cattolico è guidato da una decisa presa di posizione della Chiesa: l'uomo non deve esercitare potere sulla vita, non può regolarne se non in minima misura, la formazione e non può assolutamente intervenire sulla sua conclusione.
La scienza quindi incontra molteplici ostacoli nella ricerca, in questo senso, ricerca che, in Italia, viene rigorosamente instradata da determinate leggi dello Stato. In Italia sono state compiute lotte epiche per la conquista al diritto ad abortire, negli anni Settanta, ma una donna cattolica non può farlo, pena la scomunica. In Italia non è consentita l'eutanasia, per cui anche persone gravemente sofferenti, anche non credenti, non possono decidere per la «dolce morte» perché la legge civile - non solo quella religiosa - lo vieta. La questione della fecondazione assistita è estremamente spinosa ed anche in questo caso, nel nostro Paese, non si può ricorrere ad una tecnologia che in altri Paesi - anche di tradizione cattolica, come la Spagna - è possibile.
 Ho riflettuto sul problema e mi  sono venute alla memoria le penose vicende di coppie determinate ad avere dei figli che si sono trovate in ripetute, gravi difficoltà; ancora più triste, anche per gli sviluppi veramente drammatici, la storia di Eluana Englaro, la giovane ridotta a vegetale alla quale il pietoso padre ha voluto «staccare la spina». Io stessa voglio avere la libertà di decidere della mia vita, soprattutto in occasione del suo naturale termine, se questo si dovesse presentare sofferente e senza speranza. Ritengo che sia mio diritto inalienabile decidere, in un testamento biologico, di essere lasciata morire e penso che sia ingiusto l'accanimento terapeutico: purtroppo quest'ultimo effetto negativo del progresso e della ricerca farmacologica.

Lavoro ora sull'incipit: trovo una frase ad effetto - una citazione, per esempio, che si colleghi bene con quanto scritto all'inizio del corpo del tema:

[...] «Chi vuol por termine a gli umani ingegni? chi vorrà asserire, già essersi saputo
tutto quello che è al mondo di scibile?[...] Così Galileo nella lettera a padre Castelli infrange il principio di autorità, l'"Ipse dixit» che aveva guidato il pensiero degli intellettuali e che non poteva andare contro ciò che Aristotele aveva dichiarato.

Lavoro infine sull'explicit, che concluda degnamente il saggio breve. Tale explicit sarà tanto ben pensato quanto più si ricolleghi all'incipit, per riprenderlo e compierne l'idea, sviluppata, appunto, nel corpo del tema.

Ritengo che occorra liberare la ricerca scientifica - e la discrezionalità legislativa del nostro Parlamento, poiché l'Italia è un Paese laico - dagli impacci religiosi, riaffermando, con la chiara distinzione tra ciò che la fede religiosa non può stabilire, anche un principio che la religione cattolica stessa ha tanto esaltato: il libero arbitrio.
Se non posso conoscere ciò che sarà di me dopo la mia morte - si tratta di un dato che sfugge all'investigazione scientifica - devo essere messa in grado di vedere con chiarezza e libertà fino all'ultimo dei miei giorni, che vorrò io stessa stabilire, in casi estremi, morendo dignitosamente ad occhi aperti.

Ricompongo il saggio breve, correggo - utilizzando i vocabolari consentiti, e consegno.



Ecco il compito sul SAGGIO BREVE nella sua stesura finale

[...] «Chi vuol por termine a gli umani ingegni? chi vorrà asserire, già essersi saputo
tutto quello che è al mondo di scibile?[...] Così Galileo, nella lettera a padre Castelli, infrange il principio di autorità, l'"Ipse dixit» che aveva guidato per secoli il pensiero degli intellettuali e che non poteva andare contro ciò che Aristotele aveva dichiarato.
Nella lettera a padre Castelli  Galileo Galilei, fondatore della scienza moderna, traccia un confine tra fede e scienza proprio a partire dai testi sacri, ossia dalla Bibbia: il linguaggio dei testi sacri è immaginifico e proprio in quanto tale, anche se la Scrittura non può sbagliare, di certo possono errare alcuni suoi interpreti, che debbono volgere quelle immagini profonde in forma semplice adatta ad essere compresa da tutti. Nella medesima lettera, Galileo si chiede come possa la Scrittura porre limite all'indagine umana intorno alla scienza: come può farlo, se Dio ha dotato l'uomo di sensi e di intelletto e di curiosità? Non è questa una contraddizione? Come può contraddirsi Dio e la sua voce, lasciata all'umanità sotto forma di Scrittura? Del resto, nei sacri testi non si parla mai di astronomia!
Il ragionamento di Galileo fila alla perfezione e, sebbene sia un po' complicata la lingua del Seicento, la sua prosa è luminosa e razionale. Ciò che sorprende è il tono: non affermazioni apodittiche ma domande. Lo stesso spirito curioso si ritrova nella favola che lui stesso compose, intorno alla scoperta dei suoni; ed anche qui, una domanda ed una riflessione, come risposta: « [...] Così, avendo compreso l'origine di molti suoni ma consapevole della propria ignoranza nel comprenderne altri, rifletté, così come io ora rifletto. E' giusto, se non sono capace di spiegarmi il perché di alcuni fenomeni, abbandonare la ricerca di quello stesso perché? Anche se la ragione di ciò che sto cercando è lontana dalla mia capacità di comprenderla, non mi deve essere negata la possibilità di studiarla; d'altronde, la difficoltà di comprendere questo fenomeno, mi scusa per l'incapacità di capirlo fino in fondo».
Da questa riflessione così profonda, così suggestiva - ci pare che Galileo parli a noi, che sia
qui, precipitato nel vortice di spazio-tempo che ci separa da lui quasi quattrocento anni - emerge limpida e solenne, questa dichiarazione di umiltà, e di valore.
 - Anche se non posso capire io devo avere la libertà di studiare; anche se ciò che studio è tanto, troppo difficile per la mia mente, anche se non riuscirò a darmi una risposta per gli interrogativi che sorgono in me, proprio questa difficoltà darà un senso al mio limite, e valore a questo stessa mia limitatezza umana - .
La poesia di M.L. Spaziani richiama proprio i concetti ora espressi: curiosità, desiderio di superare  i limiti umani, coraggio, e vengono ricordati altri eroi dell'azione umana, ossia Ulisse, e Cristoforo Colombo. Galileo è un eroe del pensiero umano, animato dalla scintilla divina: non è forse questo, il senso di ciò che è scritto nella Genesi? Quando Dio prende un po' di terra, la modella e la rende viva col suo soffio vitale, propriamente divino, non vuole dirci questo?
In effetti questa dichiarazione di Galileo è un atto d'amore e senz'altro di fede nel Creato: è su questa base che si sviluppa il pensiero espresso da A. Zichichi nel suo saggio Galileo, divin uomo, di cui abbiamo letto uno stralcio. Ora, mentre scrivo, si affaccia alla mia mente l'immagine con cui Michelangelo Buonarroti ha voluto rappresentare questa fondamentale scena della genesi, scegliendo proprio il luogo più sacro del tempio della Cristianità: la Cappella Sistina.

Il problema Galileo, tuttavia, e quello della relazione scienza e fede che emerge quando si legga la storia della sua vita, ci si ripropone nella sua complessità quando si vogliano paragonare i due metodi. Con i toni accesi ed appassionati che hanno caratterizzato la lunga e gloriosa vita di M. Hack, celebre astrofisica da poco scomparsa, impegnata fortemente anche nella vita civile, non si può neppure parlare di due rispettivi metodi. Si parli, invece, di metodo per la scienza e di sguardo, per la fede. La scienza ha il suo metodo che, per l'appunto, è stato sistematizzato da Galileo Galilei; la fede è un atteggiamento che nasce da un afflato religioso. La fede ha le sue domande, «chi?» e «perché?» e la risposta a queste è data: «Dio e la volontà di Dio». La scienza ha la sua domanda, «come?» e la risposta può anche non essere mai trovata ma deve essere cercata, ed in forma sistematica,  ed è diritto di ogni uomo cercare e poter cercare queste risposte, anche e soprattutto perché sono terribilmente difficili.
Hack  ritiene quindi antiscientifico conciliare fede e scienza con le moderne tecnologie per l'osservazione del cosmo, secondo il progetto del Vaticano, per commentare il quale l'astrofisica è stata intervistata. La riflessione religiosa è centrata su Dio: ma Dio è inconoscibile dalla scienza; l'esistenza di Dio non è dimostrabile, è un atto di fede. Acuta e tagliente la riflessione di Hack sul progetto che, invece, è stato accolto con entusiasmo dagli scienziati cattolici, come Zichichi. Se è vero che Galileo nelle sue parole, dimostra un vero e proprio atto d'amore per la Creazione, è vero anche che lo stesso scienziato ha scritto, nel Saggiatore, che Dio ha parlato, nella natura, per mezzo del linguaggio che la natura esprime, ossia il linguaggio matematico. Per le verità di fede, ha parlato altrimenti, con il linguaggio immaginifico cui abbiamo già accennato, nella Sacra Scrittura. Galileo non ha mai contestato l'esistenza di Dio, né la fede che senz'altro lo animava: non l'ha contestata perché la fede non si argomenta. Galileo contestava il principio di autorità, quello per cui la Chiesa rifiutava di accogliere le teorie copernicane perché nella Bibbia c'erano delle frasi che non potevano supporre un sistema diverso da quello geocentrico. Galileo rifiutava un metodo esclusivamente deduttivo, quello per cui il lavoro dell'uomo deve  consistere in una continua, perenne e sublime ricapitolazione di ciò che Aristotele aveva scritto e San Tommaso sistematizzato.
Nel mondo contemporaneo la frizione tra fede e scienza si fa rovente quando si discute attorno ai temi della vita umana. Sulla generazione e sulla fine della vita il cattolico è guidato da una decisa presa di posizione della Chiesa: l'uomo non deve esercitare potere sulla vita, non può regolarne se non in minima misura, la formazione e non può assolutamente intervenire sulla sua conclusione.
La scienza quindi incontra molteplici ostacoli nella ricerca, in questo senso, ricerca che, in Italia, viene rigorosamente instradata da determinate leggi dello Stato. In Italia sono state compiute lotte epiche per la conquista al diritto ad abortire, negli anni Settanta, ma una donna cattolica non può farlo, pena la scomunica. In Italia non è consentita l'eutanasia, per cui anche persone gravemente sofferenti, anche non credenti, non possono decidere per la «dolce morte» perché la legge civile - non solo quella religiosa - lo vieta. La questione della fecondazione assistita è estremamente spinosa ed anche in questo caso, nel nostro Paese, non si può ricorrere ad una tecnologia che in altri Paesi - anche di tradizione cattolica, come la Spagna - è possibile.
 Ho riflettuto sul problema e mi  sono venute alla memoria le penose vicende di coppie determinate ad avere dei figli che si sono trovate in ripetute, gravi difficoltà; ancora più triste, anche per gli sviluppi veramente drammatici, la storia di Eluana Englaro, la giovane ridotta a vegetale alla quale il pietoso padre ha voluto «staccare la spina». Io stessa voglio avere la libertà di decidere della mia vita, soprattutto in occasione del suo naturale termine, se questo si dovesse presentare sofferente e senza speranza. Ritengo che sia mio diritto inalienabile decidere, in un testamento biologico, di essere lasciata morire e penso che sia ingiusto l'accanimento terapeutico: purtroppo quest'ultimo effetto negativo del progresso e della ricerca farmacologica.
Ritengo che occorra liberare la ricerca scientifica - e la discrezionalità legislativa del nostro Parlamento, poiché l'Italia è un Paese laico - dagli impacci religiosi, riaffermando, con la chiara distinzione tra ciò che la fede religiosa non può stabilire, anche un principio che la religione cattolica stessa ha tanto esaltato: il libero arbitrio.
Se non posso conoscere ciò che sarà di me dopo la mia morte - si tratta di un dato che sfugge all'investigazione scientifica - devo essere messa in grado di vedere con chiarezza e libertà fino all'ultimo dei miei giorni, che vorrò io stessa stabilire, in casi estremi, morendo dignitosamente, e ad occhi aperti.

venerdì 21 novembre 2014

Verifica di Storia III B ENO (nov./ dic. 2014)


Argomenti trattati in  Storia sui quali prepararsi per l’interrogazione orale programmata (nov./dic. 2014)

Avvertenze generali

Per preparare un’interrogazione orale di storia veramente formativa occorre predisporsi con serenità ad essa: mille sono gli approcci possibili, offerti dai nostri ottimi libri di testo! Potete affrontare le tematiche richieste attraverso i testi, le mappe concettuali, le opere d’arte figurativa od altre forme d’arte: in sostanza dovete dimostrare di avere compreso nel concetto quanto richiesto ed esporlo in modo semplice ma corretto.
Per questo vi consiglio di lavorare con un collega o con un registratore, in modo da controllare, integrandola, la vostra personale esposizione.

L’interrogazione risulterà tanto più brillante quanto più sarete riusciti a collegare gli argomenti, con disinvoltura e capacità di approfondimento. Ciascuno avrà la possibilità di esporre i contenuti di tre domande del questionario: se, dalla prima, sarà in grado di collegare gli argomenti delle altre due, la valutazione sarà più alta perché lo studente avrà dimostrato una propria personale capacità di collegamento.

Questi i quesiti sui quali sarete interrogati:

1.     Per quali motivi ed attraverso quali forme le quattro repubbliche marinare italiane furono determinanti per l’intensificazione degli scambi commerciali in Europa e con l’Oriente?
2.     Esponete le condizioni per le quali, dopo il Mille, nacque e si affermò la borghesia.
3.     Esponete le condizioni per le quali, dopo il Mille, si sviluppò il commercio e si moltiplicarono i centri urbani.
4.     Esponete le caratteristiche essenziali della rivoluzione agricola del sec. XI
5.     Presentate l’Impero bizantino: punti di forza e di debolezza
6.     Descrivete le condizioni che favorirono l’indizione della prima Crociata
7.     La crociata: da guerra religiosa a guerra di conquista.
8.     L’invasione dei Normanni in Inghilterra.
9.     Importanza della Magna Charta Libertatum.
10. Ragioni del conflitto tra Francia ed Inghilterra e battaglia di Bouvines (1214)
11. I Normanni in Italia meridionale: condizioni dell’affermazione del loro regno e caratteristiche.
12. Federico II, Stupor Mundi.
13. Dopo Federico II: Manfredi, Angioini, Aragonesi.
14. La Spagna tra monarchie cristiane e impero arabo.
15. La lotta per le investiture ed il concordato di Worms.
16. Come e perché si giunse alla diffusa corruzione della Chiesa cattolica; strategie di salvataggio attuate in seno alla stessa Chiesa.
17. Caratteristiche del Sacro Romano Impero Germanico
18. L’organizzazione feudale: il sistema curtense
19. Il sistema feudale: il patto tra signore e vassalli
20. Il fenomeno dell’incastellamento del sec. IX e X
21.  L’anarchia del sec. X: la Tregua di Dio ed il  mito cristiano del Cavaliere senza macchia e senza paura